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martedì 7 novembre 2017
Ipotiroidismo
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 La tiroide è una ghiandola endocrina, ossia un organo che produce sostanze che riversa direttamente nel sangue (ormoni ), regolando il metabolismo basale e la funzione di diversi organi ed apparati.

La ghiandola tiroide si trova alla base del collo, aderente alla trachea, ha la forma di una farfalla con due ali dette “lobi” unite da un ponte detto “istmo”.E’ riccamente vascolarizzata e produce, utilizzando lo iodio come “ingrediente", due ormoni, la triiodotironina (T3) e la tiroxina (T4).

La funzione della tiroide è regolata dall’ipofisi, una piccola ghiandola endocrina, posta alla base del cervello, attraverso la produzione di un ormone chiamato ormone tireo-stimolante (TSH).

Ipotiroidismo

L’ipotiroidismo, ossia quell’insieme di segni e sintomi legati alla riduzione della concentrazione di ormoni tiroidei nel sangue, è una delle motivazioni per le quali, più frequentemente, il paziente richiede una consulenza endocrinologica.

L’ipotiroidismo si manifesta quando la tiroide funziona poco, cioè quando questa preziosa ghiandola endocrina non è in grado di produrre una quantità di ormoni adeguata a soddisfare le fisiologiche richieste dell’organismo.

E’ una malattia molto frequente; circa il 2-3% della popolazione è affetto da una forma severa, mentre in circa il 10% delle persone è presente una forma lieve, scarsamente sintomatica (ipotiroidismo subclinico). Purtroppo, oltre la metà delle persone affette da ipotiroidismo non sa di essere affetto da questo problema.

La velocità con la quale si sviluppa l’ipotiroidismo, che a volte può richiedere diversi anni, e quindi la severità dei sintomi e segni clinici, risultano estremamente variabili; possiamo dire che non sempre la severità dei sintomi corrisponde al grado di alterazione dei dati di laboratorio: pazienti con gravi alterazioni dei dati di laboratorio possono essere scarsamente asintomatici e, al contrario, pazienti con lievi alterazioni, possono riferire una grave sintomatologia.

L’ipotiroidismo può essere classificato in due forme: congenito o acquisito.

A parte le rare forme congenite, ossia quelle condizioni di ridotta o assente produzione di ormoni tiroidei presenti sin dalla nascita, per assente o scarso sviluppo della tiroide, la maggior parte dei casi di ipotiroidismo sono secondari ad alterazioni che si sviluppano successivamente nel corso della vita.

I principali fattori di rischio per questa alterazione sono rappresentati da:

  • familiarità per malattie della tiroide;
  • età avanzata;
  • sesso femminile;
  • presenza di altra malattia autoimmune (diabete tipo 1, vitiligine, anemia perniciosa, celiachia, ecc).

Fra le cause più frequenti di ipotiroidismo ricordiamo:

  • La tiroidite cronica di Hashimoto: è una malattia autoimmune ossia una condizione in cui il nostro sistema immunitario che, generalmente, ci protegge da virus, batteri, ecc, “impazzisce” e non riconoscendo più la tiroide come facente parte del nostro organismo incomincia una “battaglia” contro la ghiandola che, nel tempo, viene danneggiata ad un punto tale da non essere più in grado di produrre ormoni in quantità sufficiente alle necessità della persona.
    La tiroidite di Hashimoto è più frequente nelle donne (5-20%) che negli uomini (1-5%) ed è una patologia di comune riscontro in Sardegna; può avere inizio a qualsiasi età, ma la sua diagnosi diviene sempre più frequente con l’avanzare degli anni. Esiste sicuramente una predisposizione genetica alla malattia (e questo spiega perché spesso, all’interno della stessa famiglia, più persone ne risultano affette) su cui agiscono fattori ambientali che scatenano questa aggressione contro la ghiandola.
  • Asportazione chirurgica della tiroide: in diverse situazioni (pazienti con noduli tiroidei, gozzo voluminoso, tumori della tiroide o ipertiroidismo resistente alla terapia medica) vi può essere indicazione alla asportazione della tiroide.
  • Trattamento radioattivo: in alcuni pazienti affetti da ipertiroidismo, ossia quel quadro clinico legato ad una eccessiva funzione della tiroide che porta ad un aumento della secrezione ormonale, soprattutto nelle forme più gravi e/o recidivanti, si utilizza una sostanza, lo iodio radioattivo, che, penetrando all’interno delle cellule tiroidee, le distrugge in modo definitivo. Inoltre, pazienti affetti da linfoma o neoplasie della testa o del collo possono richiedere un trattamento radiante nella regione cervicale che può portare, come effetto collaterale, alla perdita della funzionalità tiroidea.
  • Alcuni farmaci di comune utilizzo quali amiodarone, litio ed interferone-alfa possono interferire con il funzionamento della ghiandola tiroidea; è assolutamente importante che pazienti che sono o sono stati in trattamento con questi farmaci controllino periodicamente, il proprio quadro ormonale.
  • La carenza di iodio; per sintetizzare i suoi preziosi ormoni, la tiroide utilizza come “ingrediente” lo iodio; questo elemento si trova in diversi alimenti come pesci di mare, crostacei, uova, latte, carne e, in concentrazioni inferiori ed estremamente variabili, in base alla ricchezza di iodio nel terreno, nella verdura e nella frutta.

Le alterazioni più frequenti dell’ipotiroidismo

Gli ormoni della tiroide agiscono su diversi organi ed apparati regolando importanti funzioni: una delle funzioni di questa ghiandola è quella di regolare il metabolismo basale, ossia la quantità di energia che viene bruciata dall'organismo per mantenere le sue normali funzioni vitali come la respirazione, l'attività del cuore, la temperatura corporea, ecc; l'abbassamento degli ormoni tiroidei determina una riduzione del metabolismo basale, in pratica si bruciano meno calorie e le calorie in eccesso vengono accumulate sotto forma di trigliceridi (grassi) nel tessuto adiposo.

La diminuzione della concentrazione degli ormoni tiroidei è correlata ad un rallentamento di diverse funzioni fisiologiche dell’organismo:

  • Aumento di peso o difficoltà a perdere peso
  • Stanchezza e/o sonnolenza
  • Senso di freddo
  • Alterazioni cardiache e della pressione arteriosa
  • Difficoltà di concentrazione
  • Calo della memoria
  • Tendenza alla depressione e/o all’apatia
  • Gozzo (ingrossamento della tiroide)
  • Aumento colesterolo
  • Assotigliamento dei capelli e/o tendenza a cadere
  • Sfaldamento delle unghie
  • Secchezza della pelle
  • Apparato riproduttivo
    Nella donna le mestruazioni diventano irregolari fino, nei casi più gravi, a scomparire per diversi mesi (amenorrea)
    Nell’uomo possono comparire calo del desiderio sessuale e disfunzione erettile

Diagnosi:

Dopo aver sospettato la presenza di ipotiroidismo sulla base di fattori di rischio e dei sintomi riferiti dal paziente, l’endocrinologo consiglierà il dosaggio ematico del profilo tiroideo (TSH, fT3, fT4) e degli anticorpi (ATg, antitireoglobulina e ATPO, antitireoperossidasi) ed effettuerà l’ecografia della tiroide. Se correttamente eseguita, l’ecografia della ghiandola è in grado di fornire all’endocrinologo importanti informazioni riguardo alle dimensioni (normali, aumentate in caso di gozzo, ridotte in caso di tiroidite atrofica), alla struttura (la tiroidite di Hashimoto determina delle alterazioni ecografiche caratteristiche), alla eventuale presenza di noduli, ai rapporti della tiroide con le altre strutture anatomiche del collo, soprattutto con la trachea.

Terapia:

Il trattamento dell’ipotiroidismo è sostitutivo e consiste generalmente nella assunzione di ormone tiroideo sintetico, Levo-Tiroxina, per via orale, infatti nell’organismo, la T4 assunta (sia in forma di compresse che in forma liquida) viene attivata a T3 (considerato l’ormone attivo) da enzimi specifici (desiodasi) e tale attivazione è direttamente proporzionale alle richieste metaboliche dell’organismo (in letteratura, infatti, molti studi sono arrivati alla conclusione che "non ci sono prove sufficienti” che la terapia di combinazione LT4 e LT3 aiuti il paziente ipotiroideo meglio della mono-terapia e che LT4 rimane il trattamento standard per l'ipotiroidismo mentre l’associazione T4-T3 (sconsigliata in gravidanza e nel paziente anziano) non ha mostrato sostanziali benefici aggiuntivi rispetto alla monoterapia).

Generalmente questa alterazione è irreversibile nel senso che la tiroide non potrà mai più riprendere a funzionare regolarmente; ciò significa che la terapia deve essere assunta, in modo continuativo, per tutta la vita. La compressa o il liquido, contenente la levotiroxina, si assume di norma al mattino, tutti i giorni, prima di colazione, al dosaggio stabilito dallo specialista, prestando attenzione al fatto che alcune sostanze (es. antiacidi, ferro, alimenti integrali, ecc) potrebbero interferire con l’assorbimento del farmaco.

L’assunzione della terapia, e, quindi, la normalizzazione degli esami ormonali tiroidei, sono accompagnati alla scomparsa dei segni e sintomi legati all’ipotiroidismo e quindi al ripristino dello stato di benessere del paziente.

Concludendo, la terapia sostitutiva dell’ipotiroidismo, se adeguatamente dosata e periodicamente controllata dall’endocrinologo, non presenta alcun effetto collaterale di rilievo e garantisce al paziente una qualità di vita assolutamente normale.

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